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Assistenza Domiciliare, OSS o Infermiere?

L’introduzione dell’operatorio socio sanitario (OSS) ha creato un po’ di confusione riguardo alla definizione, al ruolo e alle mansioni di infermieri e, appunto, OSS. Quest’incertezza deriva soprattutto dal disordine che affligge la sanità italiana, che da qualche anno a questa parte si trova ad affrontare una situazione abbastanza grave, legata alla cronica mancanza di fondi e alla conseguente carenza di organico. Le due figure sanitarie, oss o infermiere, pertanto, vengono spesso confuse ed interscambiate, quasi fossero equivalenti, creando una mescolanza di mansioni, ruoli e competenze che andrebbe opportunamente risolta.

OSS o Infermiere? differenze e iter formativo

Ma cosa fa un infermiere e cosa fa un OSS? Figura e ruolo dell’OSS restano elementi ancora piuttosto sfumati, a causa del mancato accordo Stato/Regioni, che spesso determina un diverso iter formativo da regione a regione. In tempi recenti si è assistito persino a richieste recapitate da OSS impiegati in strutture pubbliche ad avvocati specializzati, che riguardavano l’obbligo o meno di espletare specifiche mansioni. Ecco perché è necessario fare chiarezza circa il ruolo dell’operatore socio sanitario.

Cosa fa un OSS?

La figura dell’operatore socio sanitario fu istituita durante la Conferenza Stato/Regioni del 22 febbraio 2001. In quell’occasione fu stabilito che: un OSS è un operatore che, dopo essersi formato professionalmente attraverso uno specifico percorso, è chiamato a svolgere attività necessarie al soddisfacimento dei bisogni primari del paziente, favorendone benessere e autonomia. I corsi regionali prevedono 1000 ore di formazione di cui 550 di tirocinio. Durante la Conferenza Stato/Regioni del 16 gennaio 2003 le competenze dell’operatore socio sanitario si arricchirono di nuove mansioni: chi avesse completato con successo un ulteriore percorso formativo complementare di 300 ore, avrebbe potuto collaborare con infermieri ed ostetriche e svolgere attività assistenziali in maniera conforme a quanto stabilito dal responsabile dell’assistenza infermieristica e/o ostetrica. L’OSS può operare in autonomia in caso di:

  • assistenza alle persone non autosufficienti;
  • nell’ambito delle attività quotidiane e nell’igiene personale;
  • cura della pulizia e dell’igiene domestica;
  • realizzazione di attività di socializzazione destinate a singoli e gruppi.

In tutte le restanti attività, l’OSS può operare sotto la supervisione di un’infermiere o di un’ostetrica, effettuando:

  • somministrazione della terapia prescritta;
  • bendaggi e medicazioni semplici;
  • bagni terapeutici, frizioni e impacchi medicali; annotazione e rilevazione delle condizioni del paziente;
  • preparazione del materiale per la sterilizzazione;
  • preparazione e sterilizzazione delle apparecchiature sanitarie e dei dispositivi medici;
  • massaggio cardiaco e respirazione artificiale;
  • trasporto del materiale biologico;
  • clisteri;
  • somministrazione di pasti e diete.

Quindi ci sono condizioni in cui OSS o infermiere devono collaborare in modo continuativo.

Cosa fa un infermiere?

Al fine di chiarire la posizione di ogni figura professionale e sottolinearne le differenze, è importante ribadire anche chi è e cosa fa un infermiere, nonostante questo sia un concetto abbastanza chiaro.

Il decreto ministeriale del 14 settembre 1994 n.739 articolo 1, comma 1, afferma che: l’infermiere è la figura professionale che ha conseguito il necessario diploma universitario abilitante ed è regolarmente iscritto all’albo professionale.

Tale qualifica ne fa un responsabile dell’assistenza infermieristica, pienamente in grado di identificare i bisogni del paziente e formulare i relativi obiettivi. Gestisce, pianifica e valuta gli interventi infermieristici e, per l’espletamento di tutte le proprie funzioni si avvale, qualora necessario, di personale di supporto. Essendo detentore di facoltà decisionali, l’infermiere attribuisce e non delega eventuali compiti, i quali devono rientrare nelle competenze dello specifico operatore. Per capire la differenza fra OSS o Infermiere, gli errori di attribuzione e pianificazione, nonché la mancata supervisione, chiamano in causa le responsabilità dell’infermiere; eventuali errori di esecuzione, invece, rientrano nelle responsabilità dell’OSS. Nell’attribuire i compiti, l’infermiere ha il dovere di spiegare correttamente le modalità di intervento, verificando che l’OSS abbia perfettamente compreso quanto illustrato.

Le diverse tipologie di assistenza domiciliare

Cliniche private e Servizio Sanitario Nazionale garantiscono percorsi assistenziali presso il proprio domicilio alle persone non autosufficienti o con patologie in atto. Tali iter possono consistere in un insieme di terapie mediche, infermieristiche e riabilitative, utili a stabilizzare il quadro clinico, migliorare la qualità della vita del paziente e limitarne il declino funzionale. In relazione alle necessità di salute dell’assistito e al livello di complessità e durata dell’intervento assistenziale, si distinguono tre diversi tipi di cure a domicilio: l’assistenza domiciliare programmata (ADP), l’assistenza domiciliare integrata (ADI) e l’ospedalizzazione domiciliare. L’assistenza domiciliare programmata eroga prestazioni mediche, infermieristiche e riabilitative, limitate all’episodio patologico riscontrato. È limitata nel tempo e dedicata ai pazienti con problemi di deambulazione, impossibilitati a raggiungere autonomamente i servizi. L’assistenza domiciliare integrata (ADI) è un insieme coordinato di trattamenti sociosanitari e sanitari, erogati in maniera continuativa. Include, quindi, prestazioni sanitarie (infermieristiche, mediche e riabilitative) e socio-assistenziali (cura della persona). L’ospedalizzazione domiciliare è un servizio diagnostico, terapeutico e riabilitativo, di durata definita, eseguito da un’equipe a inquadramento ospedaliero. È destinata a pazienti affetti da patologie croniche evolutive, che richiedono un’assistenza infermieristica e medica h24. In questo caso si rende necessaria la presenza di un infermiere per la notte.

Assistenza a domicilio: infermiere o OSS?

L’indicazione della figura professionale che debba prendersi cura del paziente è legata alle condizioni e alle esigenze di quest’ultimo, che andranno valutate di volta in volta da personale specializzato. In questo articolo non consideriamo altri specifici casi, come l’intervento del fisioterapista, rimettendo il focus sulla scelta fra OSS o Infermiere. Esistono diversi livelli di gravità ed ognuno di questi necessita di prestazioni sanitarie differenti. L’operatore socio sanitario (OSS) è un professionista qualificato e certificato che ha il dovere esclusivo di assistere i pazienti non autosufficienti durante le attività legate alla quotidianità (alimentazione, igiene e mobilità). L’assistenza a domicilio praticata da un OSS è tesa al recupero o al mantenimento dell’autonomia del paziente. I soggetti che possono averne bisogno sono coloro che hanno appena subito un intervento chirurgico o chi è allettato per colpa di una malattia debilitante. L’OSS, inoltre, può affiancare un’equipe multidisciplinare formata da medici, infermieri e fisioterapisti, lavorando in supporto e collaborazione con gli altri professionisti. Chi necessita di servizi di tipo infermieristico, invece, deve affidarsi ad un infermiere (vedi sopra quando abbiamo spiegato le sue funzioni specifiche), indicato per necessità sanitarie post-ospedaliere o post-operatorie, piuttosto che ai pazienti che necessitano di un ciclo di cure. In alcuni casi potrebbe essere necessaria la presenza di un infermiere per la notte, onde intervenire in caso di criticità.

ATTENZIONE: L’infermiere è necessario in caso di: iniezioni intramuscolari e sottocutanee, medicazioni complesse, prelievi del sangue, somministrazione di terapie farmacologiche.

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